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Cagliari, incinta a 12 anni: il test genetico accusa il padre della ragazzina che è stato arrestato
Aveva dodici anni quando i medici hanno scoperto che era incinta. Un anno dopo, in carcere è finito suo padre. Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Cagliari hanno eseguito ieri un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un uomo che vive nell’hinterland del capoluogo sardo. L’accusa è violenza sessuale sulla figlia. A indicarlo come presunto responsabile sono stati gli esiti degli accertamenti genetici sul feto, insieme ad altri riscontri raccolti dagli investigatori. La storia comincia nell’autunno del 2025. La ragazzina viene accompagnata in ospedale per alcuni disturbi legati al ciclo mestruale. Gli esami danno un’altra risposta: è incinta. I sanitari avvisano subito la Procura. Lei racconta di essere stata aggredita in strada da uno sconosciuto, mentre tornava a casa. Il fascicolo passa ai magistrati del pool che si occupa delle fasce deboli e agli agenti della Mobile. L'articolo completo su Repubblica.
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Verona, calci e pugni sui fermati: due poliziotti condannati per tortura
L’accusa era pesantissima, tortura, ed è stata ritenuta solida e fondata. Due poliziotti delle Volanti di Verona, uno dei quali assegnato ad altro incarico ma ancora in servizio, sono stati condannati dal tribunale per aver picchiato, insultato e brutalizzato persone indifese, portate in questura con pretesti futili. Per Alessandro Migliore, ormai ex poliziotto, la pena è di sei anni e mezzo di carcere, per Loris Colpini, ancora in forza alla questura della città, è invece di quattro anni e tre mesi. Sono solo due degli agenti coinvolti nella maxi-inchiesta sul gruppo di una ventina di poliziotti delle Volanti che almeno fino al 14 ottobre 2022 hanno seminato il terrore nelle strade della città. Le vittime preferenziali? Migranti, tossicodipendenti, homeless, fragili, marginali. Tutti o quasi venivano trascinati “nell’Acquario”, una delle stanze della questura, dove sono avvenute la maggior parte degli episodi che i pm Carlo Boranga e Chiara Bisso hanno qualificato come tortura. Calci, schiaffi, pugni, spray al peperoncino sparato in faccia. L'articolo completo di Alessia Candito su Repubblica.
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Papa operato. “Massima riservatezza sui referti, consegnati a mano al suo team”
L’aria al policlinico Gemelli è decisamente diversa nei giorni in cui un Papa varca la soglia del suo appartamento per un ricovero. «I direttori dei dipartimenti restano tutto il giorno in sede, non si allontanano se non per le urgenze», spiega una dottoressa che da 30 anni lavora al reparto di Microbiologia. Lì dove potrebbero arrivare anche i campioni da analizzare nel post-intervento di papa Leone XIV. “Non c’è una via preferenziale perché noi assistiamo tutti i pazienti con il dovuto riguardo. Ma c’è una procedura molto riservata quando si esegue l’analisi sul reperto del Papa. Subito dopo viene riconsegnato nelle mani del team che segue il pontefice, non resta nei laboratori. Si devono scongiurare eventuali furti da parte di chi potrebbe portare via con sé quella che potrebbe diventare una reliquia del pontefice. È un rischio che non si può correre. Tutto è improntato alla riservatezza e alla tutela dei dati che riguardano il pontefice”. Su Repubblica l’articolo di Romina Marceca.
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La morte di Greta Astarita e del suo bimbo in ospedale, 10 medici indagati
Sono dieci i medici indagati per la morte della mamma al settimo mese di gravidanza e del suo bambino Nicolò. È la prima svolta nell’inchiesta aperta dal procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso sul caso di Greta Astarita, la mamma di 33 anni e del suo neonato, fatto nascere con parto cesareo mentre la madre era in coma nell’ospedale di Castellammare di Stabia. Una breve vita durata una sola ora. Sono accusati da ieri di duplice omicidio colposo aggravato da colpa sanitaria. Intanto domani sarà conferito l’incarico al medico legale, nominato dalla Procura, per l’autopsia sul corpo della mamma e del bimbo così da accertare cosa sia accaduto tra il 9 e il 10 ottobre. E soprattutto se la donna di Piano di Sorrento, arrivata una prima volta nel pronto soccorso stabiese alle 20.40 di venerdì con un forte dolore all’inguine, si poteva salvare. O se le sia costata la vita il tempo perso, una volta che è stata rimandata a casa, per poi fare un nuovo viaggio verso l’ospedale ormai incosciente. Leggi l’articolo completo di Mariella Parmendola su Repubblica Napoli.
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Biella, niente mensa ai bimbi che non pagano la retta, a digiuno pure il prof che non segnala i casi
Tutto parte con una circolare del Comune di Biella, feudo di Fratelli d’Italia, protocollata il 23 settembre scorso, destinata ai dirigenti scolastici delle scuole primarie della città. Si chiede dunque “la collaborazione del personale sia ausiliario che insegnante”, per fare cosa? Collaborare al controllo degli accessi alla mensa, e se i bambini sono i figli di chi non paga il servizio chiamare i genitori, i “morosi”, per andarseli a riprendere. Diversi insegnanti si rifiutano categoricamente di fare gli esattori supplenti, e tra loro c’è un dirigente locale dei rossoverdi, Roberto Pietrobon. Il quale, dopo le prese di posizione sui social e l’annuncio di “disobbedienza”, si vede negato anche lui il pasto che nelle settimane precedenti aveva regolarmente avuto. “Mi hanno detto non 'ero segnato in bolla', anzi che il mio nome era cancellato”. L’articolo completo di Matteo Pucciarelli su Repubblica.
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Costringe la partner a pratiche sessuali estreme per dodici ore, arrestato per tortura a Torino
Dodici ore da incubo tra le mura di casa, trasformate in una camera di tortura durante un rapporto sessuale: è quello che ha denunciato una donna arrivata in ospedale coperta di lividi e con fascette di plastica intorno alle caviglie. La donna, 28 anni, è stata salvata dai soccorritori del 118 e dai carabinieri, che hanno arrestato il compagno con l’accusa di tortura. Stando a quanto ricostruito tutto era iniziato come un gioco tra partner, un rapporto basato su pratiche estreme vissute di comune accordo. Ma nel giro di poche ore la situazione è degenerata: l’uomo, di 44 anni, ha iniziato a infierire con violenza, ignorando le richieste della compagna che, terrorizzata, aveva revocato il proprio consenso e cercava di fermarlo. L'articolo completo di Federico Gottardo su Repubblica Torino.
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Quei 20mila bambini ucraini deportati in Russia
Dal febbraio 2022 almeno 20mila minori sono stati deportati in Russia eppure la tragedia sembra interessare solo il Vaticano. È come se le dimensioni smisurate della guerra non potessero contenere il formato pediatrico delle vittime infantili, se non cancellandole. E ancora: è come se la potenza bellica messa in campo, pressochè interamente affidata alle tecnologie più sofisticate, tendesse a rimuovere il “fattore umano”. E, dunque, a ignorare biografie e vissuti e, in particolare, quella condizione speciale rappresentata dall’innocenza assoluta di quei corpi bambini. Non ragione di scandalo, come si diceva, ma favolistica che allude all’irrealtà. Ma ciò comporta il rischio che, se quel groppo in gola non si traduce in un grido e in un atto di protesta, si finisca con il soffocare nell’indifferenza. Su Repubblica l’articolo di Luigi Manconi.
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“O con me o dentro una bara”, minaccia e picchia l’ex: arrestato un ventisettenne a Termini Imerese
O torni con me o finisci in una bara”, in manette 27enne di Termini Imerese. Una frase che da sola racconta il clima di terrore in cui viveva la donna insieme ai figli piccoli. I carabinieri della stazione di Termini Imerese, alle porte di Palermo, hanno arrestato un 27enne del luogo, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura guidata da Angelo Vittorio Antonio Cavallo. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Cammarano, ha ricostruito una escalation di violenze fisiche e psicologiche consumate tra le mura domestiche: ingiurie, minacce di morte, intimidazioni, limitazioni della libertà personale. Alla donna, difesa dall’avvocata Chiara Di Maria, sarebbe stato impedito di frequentare la scuola per conseguire il diploma, di iscriversi in palestra, perfino di mantenere rapporti con alcuni familiari. Un sistema di controllo e prevaricazione che, secondo gli inquirenti, mirava a isolarla e a impedirle di denunciare. L'articolo completo di Ivan Mocciaro su Repubblica Palermo.
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Varese, badanti rubano 400mila euro all’anziano assistito per intestarsi polizze e comprare gioielli
Si sarebbero appropriate del denaro di un uomo affidato alle loro cure, per centinaia di migliaia di euro. Per questo la guardia di finanza del comando provinciale di Varese ha effettuato un sequestro preventivo di 400mila euro a due donne, una italiana e l’altra polacca, sulla base di un decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Varese. L’attività è scaturita dalla denuncia presentata dalla figlia dell’anziano che, dopo la morte di quest’ultimo, rilevando movimenti anomali sui conti del padre deceduto, ha denunciato le due donne a cui l’anziano genitore era stato affidato. L'articolo completo su Repubblica Milano.
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Morte Franzoso, Procura Fisi: “Possibili errori dei tecnici”. I genitori: “Vogliamo la verità”
La morte di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro deceduto nel settembre di un anno fa in Cile dopo una caduta in allenamento sulle piste di La Parva, potrebbe non essere stata solo un incidente. A dirlo è il provvedimento di archiviazione dell’indagine sull’incidente, redatto dal procuratore federale della Fisi, avviata per verificare esclusivamente gli aspetti disciplinari sportivi della vicenda (non cioè, quelli penali), dove si legge ci sarebbero stati comportamenti “censurabili” da parte dei tecnici federali della nazionale italiana di sci alpino che in quei giorni organizzarono tracciati e allenamenti. Un atto che allo stesso tempo chiude il procedimento, come da regole della giustizia sportiva, ma potrebbe valere una svolta. La giustizia ordinaria, in caso sopraggiungano nuovi elementi sul caso, potrebbe infatti portare a riaprire il fascicolo. Su Repubblica l’articolo di Matteo Macor.
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Neonato morto a Castellammare, finto nodo ombelicale: ai domiciliari ex primario, sospesi medici
Muore un neonato a un mese dal parto, il primario e due medici con una ostetrica fanno un nodo al cordone ombelicale per nascondere i veri motivi dei danni cerebrali provocati alla nascita da un’asfissia. Dopo due anni e mezzo scatta l'arresto dell'ex primario dell'ospedale San Leonardo. Ai domiciliari Eutalia Esposito, oggi in pensione. Dodici mesi di sospensione, invece, per due medici e l'ostetrica. Si chiude il caso del piccolo Salvatore, denunciato dai genitori di Torre Annunziata. I militari della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale su richiesta della Procura. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico e frode in processo penale e depistaggio. Nei confronti di due medici e di un’ostetrica, in servizio all’epoca dei fatti presso la stessa struttura sanitaria, è stata disposta per 12 mesi la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio ricoperto. Leggi l’articolo completo di Mariella Parmendola su Repubblica Napoli.
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